La combustione: economie e rispetto dell’ambiente

A cura di Aiel Associazione Italiana Energie Agroforestali. Documento distribuito in occasione di Progetto Fuoco 2016.

 → Fire Observer è Media Partner di Progetto Fuoco 

Vedi anche:
→ Decalogo per il corretto uso della legna
→ Riscaldarsi con il pellet. Parte 1 di 2
→ Riscaldarsi con il pellet. Parte 2 di 2

La combustione: economie e rispetto dell’ambiente
L’Italia spende ogni anno oltre 60 miliardi di euro per l’approvvigionamento energetico delle fonti fossili che provengono da Paesi esteri. Il 60% dell’energia termica in Italia (80 Mtep) è prodotta con il gas naturale, il 70% di questo è acquistato da tre Paesi con situazioni geopolitiche tutt’altro che stabili: Russia, Algeria, Libia. Il pellet concorre a rendere l’Italia meno dipendente dalle fonti fossili e crea significativi livelli di risparmio per le famiglie del ceto medio-basso. L’industria nazionale di produzione ha un potenziale produttivo di circa 0,7 Mt/anno con un notevole potenziale di sviluppo grazie alle risorse forestali nazionali inutilizzate. Basti pensare che la superficie forestale italiana è più che raddoppiata in mezzo secolo e preleviamo dai nostri boschi meno del 25% dell’incremento legnoso annuo, contro il 70-80% di Austria e Germania. I boschi gestiti secondo criteri di sostenibilità contribuiscono molto di più alla protezione del clima rispetto a quelli abbandonati, poiché la valorizzazione a cascata dei prodotti legnosi nei settori industriale ed energetico consente di sostituire le materie prime fossili e minerali, quali acciaio, cemento, gas, petrolio e carbone. Un ettaro di bosco gestito è in grado mediamente di generare un risparmio 10 volte maggiore al risparmio conseguibile da una foresta abbandonata. Inoltre, ricordiamo che l’abbandono dei territori montani e collinari, che rappresentano circa i 2/3 del Paese, sono una delle principali cause del profondo dissesto idrogeologico che rappresenta una vera e propria emergenza per l’Italia, con ingentissimi danni alle comunità che abitano i luoghi più soggetti a tali fenomeni.

Il settore del pellet è particolarmente significativo per l’industria italiana, con oltre 42.000 unità lavorative impiegate annualmente, di cui oltre 20.000 direttamente coinvolte nella produzione e distribuzione del combustibile. La sola produzione di pellet ha una ricaduta occupazionale pari a 8,3 unità lavorative per milione di euro fatturato, contro 0,5 per i derivati della raffinazione del petrolio. Inoltre, l’incidenza del valore aggiunto della produzione di pellet è 7 volte superiore rispetto a quello derivante della raffinazione del petrolio (dati Istat, elaborazioni Aiel). È importante evidenziare che i produttori italiani di generatori alimentati a pellet, con oltre 22.000 unità lavorative impiegate, sono oggi leader a scala internazionale, esportando oltre il 35% in Europa e Nord America, e contribuendo al prestigio del Made in Italy nel mondo. (Valter Francescato, Aiel)

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